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La guerra è un’impresa maschile a cui siamo estranee (Virginia Wolf)

L’impegno delle donne contro la guerra è parallelo, già nell’Ottocento, all’impegno del movimento emancipazionista per i diritti delle donne.
Tante le figure e i documenti che lo testimoniano: Paolina Schiff, una delle prime donne laureate in Italia, nel 1888 definisce la guerra un avanzo di barbarie

abbasso_la_guerra.jpgAbbasso la guerra! : voci di donne da Adua al primo conflitto mondiale, 1896-1915, Mirella Scriboni
Attraverso un'antologia di testi dell'epoca, Mirella Scriboni riporta alla luce l'opposizione delle donne italiane alla Grande guerra e alle guerre coloniali che la precedettero (la prima guerra d'Africa del 1896 e la guerra di Libia del 1911-12). Un'opposizione che si espresse intensamente e con continuità sulla stampa emancipazionista, sui giornali redatti dalle donne socialiste e sui numerosi periodici socialisti e anarchici. Sono voci di donne che affiancarono, al ruolo di pubbliciste, la militanza nel movimento emancipazionista e pacifista, nel partito socialista e nel movimento anarchico. Dagli scritti emerge non solo il protagonismo delle donne nel più vasto arco di opinioni e pratiche che dichiararono "guerra al regno della guerra" nel corso di un periodo cruciale della storia italiana, ma anche la specificità, la ricchezza e la complessità di un "pensiero della differenza" ante litteram: il discorso femminile sul tema, allora più che mai tipicamente maschile, della guerra.

Contro la guerra, in questi decenni, si sono schierate  anche  grandi poetesse; vediamo insieme un breve percorso di denuncia sociale al femminile attraverso la poesia.

 Why? (Tracy Chapman)

Why do the babies starve                                
There's enough food to feed the world           
Why when there're so many of us                
Are there people still alone                           
Why are the missiles called peace keepers    
When they're aimed to kill                              
Why is a woman still not safe                         
When she's in her home                                 
Love is hate                                                 
War is peace                                           
No is yes                                                    
We're all free                                              

perché i bambini muoiono di fame
c’è abbastanza cibo per nutrire il mondo
perché quando ci sono molti di noi
le persone sono ancora sole?
perché i missili sono detti “portatori di pace”?
quando sono pensati per uccidere?
perché una donna non è ancora al sicuro
quando è a casa sua?
l’amore è odio
la guerra è pace
no è sì
siamo tutti liberi

But somebody's gonna have to answer              
Time is coming soon                                       
Amidst all these questions and contradictions  
There're some who seek the truth                   

When the blind remove their blinders               
and the speechless speak the truth                  

ma qualcuno dovrà rispondere
il tempo stringe
tra tutte queste domande e contraddizioni
ci sono alcuni che cercano la verità

quando i ciechi si toglieranno i paraocchi
e i muti diranno la verità

Tracy Chapman ha cominciato come artista di strada e ha pubblicato il suo primo disco nel 1988, intitolato semplicemente Tracy Chapman. L'album ha avuto un enorme successo di critica e di vendite grazie alla fusione di ritmi afro, folk e rock miscelati con testi e storie di povertà e marginalità delle periferie americane; la canzone Why è contenuta nell'album e affronta grandi temi sociali tra cui anche la guerra.

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Ho dipinto la pace (Tali Sorek)

Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivi.
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Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti,
non avevo il nero per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco per il volto dei morti,
non avevo il giallo per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste per i chiari cieli splendenti,
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

Talil Sorek, all’epoca giovane poetessa Israeliana tredicenne, è diventata famosa in tutto il mondo grazie a questa poesia sul senso della fratellanza, scritta durante la guerra dello Yom Kippur nel 1973.

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Dunya Mikhail, irachena, vive attualmente negli Stati Uniti e scrive poesie pacifiste in maniera ironica, evocando la guerra come una forza occulta che opera come un tiranno .
In arrivo in biblioteca

La guerra lavora molto
La guerra com'è seria attiva e abile!
Sin dal mattino sveglia le sirene invia ovunque ambulanze scaglia corpi nell'aria passa barelle ai feriti richiama la pioggia dagli occhi delle madri scava nel terreno dissotterra molte cose dalle macerie alcune luccicanti e senza vita altre pallide e ancora vibranti. 
Suscita più interrogativi nelle menti dei bambini.
Intrattiene gli dei lanciando missili e proiettili in cielo.
Pianta mine nei campi semina buche e vuoti d'aria sollecita le famiglie a emigrare 
affianca i sacerdoti quando maledicono il diavolo (disgraziato, la sua mano è ancora infuocata. Brucia) 
La guerra è inarrestabile, giorno e notte ispira i lunghi discorsi dei tiranni conferisce medaglie ai generali e argomenti ai poeti. 
Contribuisce all'industria di arti artificiali fornisce cibo alle mosche aggiunge pagine ai libri di storia mette sullo stesso piano vittima e assassino.
Insegna agli innamorati come si scrivono le lettere insegna alle ragazze ad aspettare riempie i giornali di storie e fotografie fa rullare ogni anno i tamburi per festeggiare costruisce nuove case per gli orfani tiene occupati i costruttori di bare dà pacche sulle spalle ai becchini sorride davanti al capo. 
La guerra lavora molto non ha simili ma nessuno la loda. 

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Olga Sedakova, una delle massime poetesse russe in un'intervista sul ruolo della poesia come forma di resistenza ha dichiarato: ”Non so se si possa definire la poesia strumento di qualcosa. Ogni sua nuova apparizione nel mondo è una testimonianza di libertà, là dove la libertà sembra impossibile. Di una libertà e di una forza pacifica che hanno già vinto in queste parole: «Melodia di misericordia e forza». Chi legge questi versi partecipa a questa libertà e forza. Ormai non crede più alla naturalità della servitù per l’essere umano, alla 'banalità del male' come indiscussa norma della nostra vita. Nella grande poesia, secondo me, c’è qualcosa che fuoriesce dagli schemi sociali, come nel canto dell’usignolo o nel fragore di una cascata. È l’universo stesso che parla". In arrivo in biblioteca

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I ragazzi crescono insieme al loro paese (Olga Kis)

I ragazzi crescono
insieme al loro paese
imparano le note
sognano la loro Belle Époque
leggono “Fiori per Algernon”
ricordano le vacanze romane
con la madre che lavora all’estero
(il paese è ancora giovane
e del potere non ci si può fidare)
ora, la madre è volontaria
perché all’Est c’è la guerra
ora, piange di notte:
il figlio è la reincarnazione di Chopin –
dotato e nobile
iscritto al reggimento dei volontari
per difendere la patria
lei asciuga le lacrime
e raccoglie la polvere sul davanzale
ascolta “Vivo per lei”
di Andrea Bocelli
soprattutto questi versi:
… attraverso un pianoforte
la morte è lontana…
(i tasti del pianoforte
tengono lontana la morte).

Olga Kis, una delle maggiori scrittrici e drammaturghe ucraine viventi, allude spesso ai periodi bui dell’Ucraina e al fantasma della guerra, sempre presente nella nazione.
In un celebre verso contenuto sempre nel poema Appunti dal Libro rosso Kis annota:
La vita è sempre una preparazione alle guerre e alle gare. Prosegui la lettura su sololibri.net
 

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hiroshima_monumento.jpgShoda Shinoe poetessa giapponese (1910-1965) ha perso la vita a causa della bomba atomica: la sua abitazione infatti si trovava a soli due chilometri dal luogo dell'esplosione. 

The heavy bone must be a teacher's. 
The small skulls beside it must be students gathered around.
L’osso pesante deve essere quello di un insegnante
I piccoli teschi accanto devono essere gli studenti raccolti attorno
 
(Tratto dalla raccolta Sange)
Questo suo tanka è inciso sul Monumento in memoria degli insegnanti e studenti della National Elementary Schools di Hiroshima. 
 

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Ricordiamo infine la grandissima Anna Achmatova, attraverso le parole di Melissa Pignatelli
Le rivalità politiche e la storia a volte separano ciò che rimane unito nell’immaginario, ad esempio quello letterario. Molti di noi infatti non sanno che Anna Andreevna Achmatova, probabilmente la più famosa delle poetesse russe, è nata nel 1889 da padre ucraino a Bol Soj Fontan vicino ad Odessa. Anna era stata abbandonata dal padre a tre anni; la madre sola e con cinque figlie da crescere, si era trasferita in Crimea. Così Anna diventò grande sulle rive del mar Nero, giocò sulle spiagge di Anapa, sul lungomare di Eupatoria e a quindici anni si trasferì vicino a San Pietroburgo, proprio a Carskoe Selo dove aveva studiato uno dei più famosi poeti russi, Aleksander Puskin. “Per l’Achmatova e le altre donne russe non cerchiamo i dettagli delle influenze di un’origine sull’altra, preferiamo pensare alla poesia di una terra che per noi lettori rimane un luogo dove s’inventano i sogni” Là dove s’inventano i sogni. Donne di Russia (Guanda editore, 2018) Margherita Belgiojoso 
 

Il canto della pace 

Cullandosi sulle onde dell'etere,
passando sopra i monti ed i mari,
vai, vola, colomba di pace,
o mia canzone sonora!
Racconta a colui che ascolta
come è vicina ormai l'era agognata,
di cui oggi vive e respira
l'uomo della tua patria.
Non sei tu sola, vi saranno molte
colombe tue compagne:
v'aspetta sulla soglia lontana
il cuore di dolci amici.
Vola nel purpureo tramonto,
nel soffocante fumo delle officine,
nei quartieri dei negri
 e sulle azzurre acque del Gange.

Anna Achmatova 

 

 

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In arrivo nelle biblioteche:

LE REGINE RUBATE DEL SINJAR, Dunya Mikhail, Nutrimenti editore, 2018
ELOGIO DELLA POESIA. VERSI E SAGGI, Ol'ga Sedakova, Aracne editore, 2012
L’ULTIMA ESTATE DI HIROSHIMA, Hara Tamiki, L’ancora del Mediterraneo, 2020
LA VOCE DI KURIHARA SADAKO. CILIEGI DI HIROSHIMA E LA POETICA DELLA BOMBA ATOMICA, Daniela Travaglini, L’ancora del Mediterraneo, 2019

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Per approfondire:
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