Un sontuoso "libro delle origini" e capolavoro della miniatura rinascimentale padovana
Il Codice Capodilista

| Codice | De viris illustribus familiae Transelgardorum Forzate et Capitislistae |
|---|---|
| Collocazione | Biblioteca Civica di Padova, Sezione di Conservazione e Ricerca |
| Datazione | 1434–1440 |
| Materiale | Pergamena, volume miniato autografo |
| Apparato | 26 ritratti equestri e 24 figure a mezzo busto |
| Autore | Giovanni Francesco Capodilista |
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Il codice miniato De viris illustribus familiae Transelgardorum Forzate et Capitislistae, universalmente noto come Codice Capodilista, rappresenta uno dei tesori più preziosi in assoluto custoditi presso la Sezione di Conservazione e Ricerca della Biblioteca Civica di Padova. Il manoscritto nasce come un sontuoso "libro delle origini" volto a celebrare la storia, il prestigio e le virtù dell'illustre casata per tramandarne l'esempio morale e civico ai discendenti.
L'opera delinea una straordinaria cronologia familiare che affonda le sue radici leggendarie ai tempi di Carlo Magno con il capostipite Giovanni Transelgardi, sino a giungere all'epoca contemporanea del suo autore. La narrazione è ritmata da un eccezionale apparato iconografico composto da 26 magnifici ritratti equestri dei membri della famiglia, riccamente ornati con le insegne araldiche della casata e i simboli d'arme della città di Padova.
A completamento di questa monumentale galleria di antenati, il codice presenta pagine miniate che raffigurano 24 uomini di legge e dottori di famiglia. I personaggi sono ritratti a mezzo busto e colti nell'atto di disputare animatamente tra loro, inseriti con rigore geometrico all'interno di un elegante loggiato rinascimentale strutturato su tre livelli.
Redatto in prima persona tra il 1434 e il 1440, il testo si deve alla penna di Giovanni Francesco Capodilista, celebre giurista, diplomatico e stimato professore di diritto presso l'Università di Padova. Egli scelse di curare personalmente il progetto per fissare indelebilmente le memorie familiari nel tessuto storico cittadino.
L'autografia della stesura è scientificamente confermata dalla presenza diffusa di note marginali, segni di correzione, cancellature e variazioni ancora chiaramente leggibili sui fogli di pergamena, che testimoniano il vivo processo di revisione del testo da parte dell'autore.
L'analisi strutturale del volume rivela una curiosa e rarissima anomalia rispetto alle consuetudini della produzione libraria medievale: le immagini vennero realizzate prima ancora della scrittura del testo. Furono infatti i miniatori a impostare graficamente le pagine per primi; successivamente, la scrittura di pugno del Capodilista si dovette adattare e modellare negli spazi esatti lasciati liberi dalle illustrazioni, creando un incastro perfetto e suggestivo tra testo e miniatura.
