luoghi petrarcheschi

Dal 1369 Francesco Petrarca abitò la casa di Arquà che adattò alle sue esigenze, seguendo personalmente i lavori di restauro. Fece unire i due edifici preesistenti, riservando una parte per sé e la famiglia (la sezione padronale) e l’altra ai servizi e alla servitù, mentre all’interno fece modificare gli spazi, creando un salone di rappresentanza, uno studiolo affrescato e rinnovando finestre, balconi e camini.
Alla sua morte (1374) la casa passò al genero Francescuolo da Brossano, con il vincolo che non potesse essere venduta per vent’anni. Nei secoli successivi cambiò più volte proprietario: nel Quattrocento fu acquistata dai monaci di San Giorgio Maggiore di Venezia, poi passò a varie famiglie padovane e venete.



Nel 1546 l'edificio fu comprato dal padovano Paolo Valdezocco, che lo trasformò aggiungendo la loggetta, la scala esterna e gli affreschi ispirati alle opere del poeta. Fu allora che la casa cominciò a essere considerata un vero e proprio “museo petrarchesco”, meta di pellegrinaggi culturali e sentimentali di letterati e viaggiatori da tutta Europa.

Nel 1551 il Valdezocco in persona fece da guida all’abate Giovanni Battista Cardogna in visita ad Arquà. Quest’ultimo ci restituisce una prima ed emozionante descrizione della casa, rimanendo colpito dai luoghi, dagli oggetti conservati e commuovendosi davanti all’alloro piantato dal Petrarca per amore di Laura.
I successivi dettagli grafici realizzati nell'Ottocento da Pietro Chevalier per la sua guida illustrata documentano non solo l'architettura esterna ma anche le suggestive atmosfere storiche che circondavano il borgo e la memoria del poeta.

Questa preziosa documentazione iconografica permette di apprezzare l'evoluzione del mito petrarchesco e le trasformazioni di una dimora che, dal Rinascimento all'Ottocento, è rimasta il fulcro visivo e letterario della memoria di Francesco Petrarca sui Colli Euganei.