Raccolta Iconografica Padovana
Il 6 febbraio 1300 Enrico Scrovegni acquistò dalla famiglia Dalesmanini l’area occupata dall’antica arena romana di Padova, dove fece edificare una sontuosa dimora la cui facciata seguiva l’andamento ellittico dell’anfiteatro. Accanto al palazzo volle costruire una cappella privata, destinata a espiare e commemorare la figura del padre Reginaldo Scrovegni, noto usuraio, citato da Dante nel XVII canto dell’Inferno. Per la decorazione dell’edificio Enrico si rivolse a Giotto, che realizzò uno dei più celebri cicli pittorici della storia dell’arte occidentale.
Verso la fine del XV secolo, l’intera proprietà passò alla famiglia Foscari, che rinnovò il palazzo adeguandolo ai canoni estetici del primo Rinascimento.

I rari disegni di inizio Ottocento costituiscono una testimonianza visiva fondamentale: mostrano il maestoso palazzo residenziale prima che andasse perduto. Nel corso del secolo il complesso, ormai della famiglia Gradenigo, entrò in un progressivo degrado.
Nel 1817 crollò il portico antistante la cappella e, nel 1827, il palazzo venne definitivamente demolito.



Soltanto la cappella si salvò dalla distruzione del 1827. Dopo decenni di alterne vicende conservative, il Comune di Padova acquistò l'intera area nel 1880, avviando i necessari restauri per preservarla come una delle più importanti e celebri testimonianze artistiche e culturali della città nel mondo.
Il Fondo della Biblioteca custodisce inoltre preziose descrizioni storiche e araldiche del sito stampate a metà Ottocento, fondamentali per ricostruire le vicende delle famiglie patrizie che ne hanno segnato il destino.

Le cartoline postali d'inizio Novecento testimoniano l'aspetto ormai consolidato del parco dell'Arena, con la solitaria Cappella di Giotto circondata dai ruderi dell'antico anfiteatro romano, ormai meta imprescindibile del turismo culturale internazionale.