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L'opera di Pietro Bertelli: "Diversarum Nationum Habitus" (Padova, 1594)
Il volume "Diversarum Nationum Habitus", impresso a Padova nel 1594 appresso Alciatum Alcia e Petrum Bertellium, rappresenta uno dei più celebri e raffinati repertori di costumi d'età rinascimentale custoditi nella sezione storica della Biblioteca Civica di Padova.
Attraverso un ricco apparato di centoquattro icone finemente incise in rame, l'opera documenta i modi di vestire, le gerarchie sociali e le mode delle diverse nazioni del mondo allora conosciuto, con un focus d'eccezione sulle magistrature, sulla nobiltà e sulle usanze della Repubblica di Venezia e delle principali città italiane.

Un'eccellenza tipografica padovana: Il frontespizio si presenta inserito all'interno di una ricca ed elegante cornice architettonica classica, sormontata da un timpano che racchiude l'emblema di un orso e il motto "VIGILANDO".
Il testo del frontespizio specifica la presenza di 104 tavole accuratamente incise ("Centum, et quattuor iconibus in aere incisis diligenter expressi") e descrive l'inclusione di due importanti ordini di processione: quella del Sommo Pontefice a Roma e quella del Serenissimo Principe di Venezia, testimoniando lo stretto legame politico e culturale dell'asse tipografico padovano-veneziano di fine secolo.

L'ingegno delle alette mobili: Alcune copie dell'opera di Bertelli presentano una straordinaria peculiarità tecnica e ludica: la presenza di piccoli inserti cartacei mobili applicati sopra le incisioni delle figure femminili (come nel caso della Cortigiana Veneta).
Sollevando l'aletta della gonna, il lettore dell'epoca poteva scoprire i dettagli nascosti del costume, rivelando la biancheria e le altissime calzature a zeppa (i calcagnini o chopine) indossate per svettare e proteggere gli abiti dal fango delle calli. Questa combinazione di costume, satira e ingegneria cartacea rende l'esemplare un tesoro bibliografico assoluto.


Lo sfarzo delle matrone romane: Il testo volgare a corredo delle incisioni descrive minutamente la sontuosità del vestire romano. Le gentildonne indossavano acconciature alte un palmo chiamate "Canaca", con trecce di passamani d'oro, veli di seta finissima pendenti dalle spalle e perle di grande valore.
Le mogli dei mercanti si distinguevano per le vesti scollate sul petto ornate di grosse catene d'oro e maniche di tela d'oro o d'argento che emergevano dalle sopravvesti di damasco, a dimostrazione del lusso diffuso anche nel ceto mercantile dell'epoca.
Le tavole del Bertelli offrono un catalogo antropologico visivo rigoroso, dove ogni abito definisce rigidamente il ruolo civile, l'età e lo stato civile del soggetto all'interno del tessuto urbano:



